PICCOLA GUIDA ALLA GRANDE RETE

  • Global Language Monitor
    Il titolo di un articolo comparso nel sito della rivista americana Scientific American nel mese di dicembre 2009 contiene un recente neologismo della lingua inglese di cui sarebbe bene trovare al più presto un corrispettivo in italiano, data la prevedibile crescente importanza che il concetto potrà assumere nell’immediato futuro. Si tratta del termine crowdsourcing, che nasce dalla somma di crowd (folla) e outsourcing (affidamento a un lavoratore, o organizzazione esterna, di parte dell’attività di un’azienda). Quindi crowdsourcing significa affidare a una comunità esterna (virtuale) una parte dell’attività di un determinato attore sociale (come un’azienda, un team di ricerca o, al limite, un singolo utente della Rete). In pratica significa affidare la ricerca della soluzione di un determinato problema all’intelligenza “distribuita” posseduta da una determinata collettività, costituita da individui interconnessi in rete. La consultazione di Wikipedia è la più banale operazione di crowdsourcing che molti di noi compiono quasi quotidianamente senza quasi accorgersene, dato che si basa il tentativo di soddisfare una propria curiosità su un collettivo e anonimo lavoro di raccolta, controllo e messa in rete di un gigantesco patrimonio di informazioni.
    L’articolo di Scientific American è importante perché descrive uno dei primi tentativi di studiare quantitativamente un caso di risoluzione di un determinato problema mediante crowdsourcing. Il problema era stato proposto dal DARPA (Defense Advanced Research Projects Agency) e consisteva nel trovare, nel più breve tempo possibile, la posizione geografica di dieci palloni meteorologici rossi, disposti a circa trenta metri di altezza sull’intero territorio degli Stati Uniti. Un gruppo di ricerca del Massachusetts Institute of Technology è risultato vincitore nel tempo incredibile di poco meno di nove ore, sfruttando un gruppo creato in Facebook, mentre un gruppo del Georgia Technology Research Institute si è classificato al secondo posto, localizzando solo nove palloni in circa lo stesso tempo. L’articolo descrive sommariamente i due aspetti più interessanti della metodologia impiegata dai due gruppi di lavoro: come i due team di ricerca hanno cercato di incentivare i membri della comunità esterna a partecipare all’impresa e a richiedere l’aiuto dei loro amici, e come sono riusciti a limitare i pericoli costituiti dalle false informazioni e dal “rumore” costituito dai dati irrilevanti.
    Non è difficile capire le potenzialità quasi senza limiti, nel campo del reperimento di informazioni e dell’organizzazione dei sistemi di partecipazione sociale come il volontariato, il servizio sanitario e le attività di governo basate sulle autonomie locali, che queste ricerche potranno mostrare nel prossimo futuro
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    dicembre 2009

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